Salvare la Grecia per salvare l’Europa
La crisi economica mondiale, che in queste settimane sta mostrando la sua faccia più tragica in Grecia dovrebbe, a mio parere, insegnare una grande lezione, che troppo spesso nella storia recente, la destra conservatrice ha dimostrato di ignorare. Ovvero come la politica non si possa dimostrare completamente soggiogata rispetto alle evoluzioni economiche del mercato, sempre più spesso ultra-negative per la stabilità finanziaria degli stati, che si dimostrano ulteriormente deleterie nella zona euro, dove la variazione di equilibri economici riesce a trasmigrare da paese a paese con maggiore facilità.
Ora come ora la tragedia è l’impossibilità pressoché totale della politica di fronteggiare la speculazione finanziaria, per i troppi spazi di deregolamentazione creati dalla prima, e nello specifico dai governi conservatori degli ultimi anni, quali quello di Bush in America, quello spagnolo di Aznar o quello terribilmente incapace e fedifrago di Karamanlis in Grecia, perdente dopo le elezione dell’ottobre 2009.
La Grecia sta affrontando il suo periodo più duro dalla fine della dittatura, ed il piano del governo, approvato dal parlamento, sembra essere l’unica, dolorosissima, ma doverosa, azione per contrastare la possibilità di un crac finanziario, fra l’altro non ancora scongiurata, che si rivelerebbe disastroso per il paese e per l’Europa tutta. Non esiste stato nella CE, eccezion fatta forse per la Germania, che negli ultimi anni non abbia appoggiato il proprio sviluppo sulle speculazioni finanziarie, in particolar modo nel mercato immobiliare, invece di implementare l’impresa e la cosiddetta economia reale. Non si può barare con il mercato, così come ha fatto il governo di Karamanlis che ha trascinato nell’euro un paese che, probabilmente, non era ancora maturo, né economicamente, né politicamente, per farlo.
La forza della politica greca e del Pasok, deve essere anche dimostrata nella battaglia per mettere Karamanlis e gli ex-amministratori del suo partito davanti ad un tribunale, per aver letteralmente falsificato i bilanci statali greci ed occultato un deficit del 13,6%, che potrebbe anche aumentare. Il debito greco sarebbe stato del 4,5% al momento dell’entrata nella moneta unica; dato evidentemente falsato dai responsabili dei buchi, causati dalla dilagante corruzione e dalle inappropriate spese ( non ultima quella per le olimpiadi ). Basti pensare che l’istituto nazionale di statistica greco è stato dovuto semi-commissariare dalla UE per le continue falsificazioni; rischiosissimo reato da cui pochi paesi sono immuni.
La crisi greca dovrebbe far molto riflettere sulle scelte in politica economica compiute dai governi europei, anche di sinistra, come in Spagna, dove forse le, pur sacrosante battaglie per i diritti civili, hanno distolto troppo l’attenzione dalle gigantesche bolle speculative creatisi e che stanno portando un danno all’economia nazionale ed alle fasce più deboli, con l’aumento della disoccupazione. Dovrebbe anche sollevare molti dubbi sulle agenzie di rating, la loro composizione (sono controllate dagli investitori stessi) ed i loro legami con i poteri politici e finanziari. Le stesse agenzie che assegnavano una tripla A alla Lehman Brothers il giorno prima della bancarotta.
Il piano di austerity che il governo greco ha dovuto varare è una scelta senza alternative purtroppo, ma sappiamo bene che è anche un salvataggio delle banche europee, piene di obbligazioni greche. E’ proprio qui la chiave di volta, la politica deve riuscire a mettere un freno all’eccessiva finanziarizzazione e, nel caso greco, punire gli speculatori e gli evasori prima che le classi più disagiate. Il paese sarà costretto a fare un balzo indietro nel potere d’acquisto e nella qualità della vita, ma occorre restare vigili, così come saggiamente ha rilevato il segretario del PES Rasmussen, sui tagli al welfare che i governi conservatori europei potrebbero applicare al resto dei paesi del continente ( o quantomeno i paesi che HANNO un sistema di welfare decente, e non è il caso dell’Italia).
La compattezza è necessaria. Comprendo a pieno le manifestazioni dei sindacati greci, ma la condanna dev’essere perentoria nei confronti degli estremisti che approfittano della situazione per scatenare violenza e caos. Gli estremisti, ciechi ed irresponsabili che hanno ucciso tre impiegati incolpevoli, che hanno tentato di assaltare il parlamento, gli stessi che un anno fa lanciavano le moltov contro le sedi del Pasok ad Atene. Questa gente non si rende conto che sta destabilizzando un paese già in crisi, per fare la rivoluzione dicono loro, ed invece stanno, purtroppo creando la possibilità di un’involuzione anche politica della Grecia, paese dalla democrazia fragile e giovane. La dittatura trova sempre terra fertilissima nelle crisi e nel malcontento. Facciamo in modo, anche informando, che ciò non accada.
Fabio Faini
Giovane Socialista di Rimini
Nata a Roma, aveva scelto Bologna come città d'adozione. Era la fondatrice e la presidente del Movimento identità delle persone transessuali e transgender (Mit) ed è stata la prima transessuale a diventare consigliere comunale a Bologna. Ci ha lasciato da poche ore, dopo un vita spesa in prima fila nelle battaglie per i diritti civili e per rendere la città più vivibile ed inclusiva. Bologna non la dimenticherà. 



