Riflessioni post elezioni

Per noi socialisti è importante svolgere qualche riflessione dopo le elezioni in cui abbiamo ottenuto il risultato di essere i primi fra i partiti più piccoli. Autonomia e unità fanno bene, ma non manca la voglia di essere riformisti veri: persone che hanno il coraggio di cambiare e di chiarire, proprio ora, che i forcaioli ed i qualunquisti di sinistra non possono ne debbono interferire sulle politiche riformiste.
Già con Prodi – Veltroni ed il Partito liquido subalterno di clericali e prigioniero dei dipietristi era iniziata una vera liquidazione della storia politica della sinistra di stampo europeo fondata sull’incontro fra socialisti e cattolici (Delors + Prodi).Questa nostra valutazione non contiene né invettive né preconcetti, è solo questione di quella linearità che la politica deve avere per garantire gli elettori.La categoria elettori moderati e di sinistra che vogliono pace e inclusione sociale, riforme, ma anche fermezza dello stato per rispettare leggi, regolamenti e moralità (non moralismo!), non hanno paura di pagare le tasse e di lavorare, ma pretendono che enti locali, sanità pubblica e servizi dello stato facciano il loro dovere non sui giornali, ma nella realtà.I cittadini vogliono essere rispettati allo sportello postale, in Comune, in Banca, alla ASL e in Questura quando vanno a fare le denunce, ovvero non aspettare otto o nove anni una sentenza da un tribunale.Questo deve fare una sinistra di Governo, questo debbono fare i sindacalisti riformisti ed i funzionari che vogliono rappresentarsi anche come militanti di una idea politica. La politica (passione, intelligenza, ascolto e fermezza sui principi) è la via maestra da perseguire per ridare fiducia e speranza alla nostra gente.A cui dobbiamo chiedere uno sforzo ciclopico che ha valore per tutta la società: dobbiamo andare oltre il leaderismo: “trovando forme di democrazia partecipata che frena qualunquismo e abbassamento morale”.
Meno piazza e più discussione, meno calunnie e più ragionamenti, meno muscoli e più testa, meno arroganza e più disponibilità al dialogo, meno superficialità e più studio. Un progetto di società di questa portata riguarda tutti compresa la base militante del vecchio PCI scontento di dover trascinare un gruppo di ex DC riempiti di potere, ma senza grande seguito e di essersi zavorrati con ex socialisti trasmigratori senza rappresentanza.Un progetto che serve meno pasti nelle feste, ma che reclama una nuova vitalità nella società attiva, nella scuola come nel volontariato, nell’ambiente, come sul lavoro, nel privato come nelle istituzioni. Quelli che hanno la bocca larga e non vogliono “sudare col lavoro”, quelli col maglioncino di cachemire sempre pronti a firmare “appelli contro” e fare gli assessori, quelli che non hanno rispetto se non per se stessi e per i loro problemi vanno stanati, emarginati, sovrastati con l’esempio. Questa è la sinistra riformista, plurale e felice che tramuta rabbia e delusione in progetti di vita per tutti.Siamo sconfitti nei numeri non nei principi: è questo il punto di ripartenza. Su le maniche, testa pensante e cuore caldo: il nostro cammino sarà duro, ma la strada è questa. Autonomia, unità e pluralismo senza bisogno di chiedere ai movimenti di tramutarsi in partiti.
Paolo Cristoni
Nata a Roma, aveva scelto Bologna come città d'adozione. Era la fondatrice e la presidente del Movimento identità delle persone transessuali e transgender (Mit) ed è stata la prima transessuale a diventare consigliere comunale a Bologna. Ci ha lasciato da poche ore, dopo un vita spesa in prima fila nelle battaglie per i diritti civili e per rendere la città più vivibile ed inclusiva. Bologna non la dimenticherà. 



